Sul materialismo storico

Engels (1892)


Prefazione inglese a L'evoluzione del socialismo dall'utopia alla scienza che, in quanto esempio di applicazione del materialismo storico (non un trattato sul metodo), Engels decise di ripubblicare da sola in tedesco col titolo Über historischen Materialismus nella «Neue Zeit», XI, 1892-93, vol. I, n. 1 e 2.

La suddivisione in capitoli non è di Engels bensì di Edizioni italiane di coltura sociale (Paris, 1931) perciò i loro titoli sono messi fra parentesi quadre.
Tradotta da Leonardo Maria Battisti, Novembre 2017



[L'Inghilterra, culla del materialismo]

So molto bene che questo lavoro urterà gran parte del pubblico inglese. Ma noi continentali staremmo molto peggio se avessimo voluto rispettar i pregiudizi della “rispettabilità” britannica (leggasi filisteismo1 britannico). Questo opuscolo difende ciò che noi chiamiamo il “materialismo storico”, e la parola materialismo ferisce gli orecchi dell'enorme maggioranza dei lettori inglesi. “Agnosticismo”2 andrebbe ancora bene, ma materialismo è assolutamente inammissibile!

Eppure la cuna di tutto il materialismo moderno, fu l'Inghilterra del XVIII sec.:

«Il materialismo è il figlio naturale della Gran Bretagna. Già il suo scolastico Duns Scoto3 si chiedeva se la materia potesse pensar. Per attuar tale miracolo Scoto ricorse all'onnipotenza divina, cioè costrinse la teologia a predicar il materialismo. Inoltre Scoto era nominalista: il nominalismo4 (prima forma del materialismo) è un elemento centrale fra gli scolastici inglesi.

Vero padre del materialismo inglese e della scienza sperimentale moderna è Bacone.5 Per Bacone la scienza naturale è la vera scienza e la fisica empirica è la parte principale della scienza naturale. Anassagora6 con le sue omeomerie7 e Democrito8 coi suoi atomi sono le sue autorità. Per lui i sensi sono infallibili e sono la fonte d'ogni conoscenza. La scienza è scienza sperimentale: consiste nell'applicare un metodo razionale al dato sensibile. Le forme principali d'un metodo razionale sono induzione, analisi, confronto, osservazione, esperimento. La prima e principale proprietà innata della materia è il movimento, nonché meccanico e matematico, come impulso, spirito vitale, tensione, Qual*1 (tormento, per usar l'espressione di Jakob Böhme9) della materia. Le forme primitive della materia sono forze essenziali, viventi, individualizzanti, inerenti a essa, producenti le distinzioni specifiche.

In Bacone, in quanto suo primo creatore, il materialismo racchiude in sé, in un modo ancora ingenuo, i germi d'uno sviluppo onnilaterale. La materia sorride all'uomo, nel suo splendore poeticamente sensibile. Invece la dottrina aforistica brulica ancora d'inconseguenze teologiche.

Nel suo sviluppo ulteriore il materialismo diventa unilaterale. Hobbes10 è il sistematore del materialismo baconiano. La sensibilità perde il suo fiore: diventa la sensibilità astratta del geometra. Il movimento fisico è sacrificato al movimento meccanico o matematico: la geometria è proclamata la scienza principale. Il materialismo si fa misantropo: per vincer sul suo terreno lo spiritualismo misantropo e scarnificato il materialismo ha dovuto mortificare la sua carne e a diventare asceta. Tale materialismo si palesa come un essere dell'intelletto, ma sviluppa pure la consequenzialità spregiudicata dell'intelletto.

A partir da Bacone Hobbes prova che: se i sensi danno agli uomini ogni conoscenza allora i pensieri, le idee sono solo fantasmi del mondo corporeo perlopiù privato della sua forma sensibile. La scienza può solo denominar tali fantasmi. Un unico nome può esser dato a più fantasmi. E possono darsi nomi di nomi. Ma sarebbe una contraddizione trovar nel mondo sensibile l'origine le idee ma dire che un termine è più che un termine o che esistano pure enti universali (oltre agli enti che appaiono sempre singoli). Una sostanza incorporea è assurda quanto un corpo incorporeo. Corpo, Essere, Sostanza, sono nomi diversi di una sola realtà. Non può esserci pensiero senza una materia pensante. La materia è il sostrato di ogni mutamento. Il termine ‘infinito’ ha senso solo se significa la capacità del nostro spirito di sommare senza fine, di aggiungere cosa a cosa. Poiché solo il materiale è percepibile, conoscibile, nulla si sa dell'esistenza di Dio. Solo la mia propria esistenza è certa. Ogni passione umana è la fine o l'inizio d'un moto meccanico. Gli oggetti degli impulsi sono il bene. L'uomo sottostà alle stesse leggi cui sottostà la natura. Potere e libertà sono identici.

Hobbes aveva sistematizzato Bacone senza provare il suo principio fondamentale: l'origine delle conoscenze e delle idee dal mondo sensibile. È Locke11 a provarlo nel suo Saggio sull'intelletto umano.

Come Hobbes elise i pregiudizi deisti del materialismo di Bacone, così Collins, Dodwell, Coward, Hartley, Priestly,12 etc. elisero l'ultimo limite teologico del sensismo lockiano. Per i materialisti, il deismo13 è solo un modo comodo e noncurante di disfarsi della religione» [Marx e Engels: La sacra famiglia, 1845].

Così scriveva Marx sull'origine britannica del materialismo moderno.

È irrilevante se oggi gli inglesi non sono entusiasti della giustizia resa ai loro antenati da Marx: Bacone, Hobbes e Locke restano comunque i padri della scuola di materialisti francesi che (malgrado tutte le vittorie riportate per terra e per mare da inglesi e tedeschi sui francesi) resero il XVIII sec. francese per eccellenza ben prima che lo coronasse la Rivoluzione francese, i cui risultati noi stranieri tentiamo d'acclimatar in Inghilterra e in Germania.
È innegabile che lo straniero colto che a metà del secolo si stabiliva in Inghilterra fosse colpito dall'idiozia e dal bigottismo religiosi della “rispettabile” classe media inglese. Allora tutti noi eravamo materialisti o liberi pensatori così spinti da parerci incredibile che quasi tutte le persone istruite in Inghilterra credessero ad ogni assurdo miracolo, e che pure i geologi (come Buckland e Mantell)14 artassero i dati delle loro scienze ché non contraddissero i miti della Genesi; e che per trovar gente che usasse il proprio giudizio in materia religiosa serviva rivolgersi agli illetterati, ai great unwashed [la folla feda] come suol dirsi, agli operai e specialmente ai socialisti seguaci di Owen.15


[L'agnosticismo inglese, materialismo che si vergogna]

Ma da allora l'Inghilterra si è “incivilita”. L'esposizione del 185116 segnò la fine del suo esclusivismo insulare. A poco a poco l'Inghilterra si è internazionalizzata nell'alimentazione, nei costumi, nelle idee, tant'è che mi auguro che certi costumi e abitudini inglesi siano accolti sul continente come i suoi in Inghilterra. E l'olio d'oliva per l'insalata (noto solo all'aristocrazia prima del 1851) si diffuse assieme a una fatale diffusione dello scetticismo continentale sui fatti religiosi; onde quanto a rispettabilità l'agnosticismo è quasi sullo stesso piano della setta battista e su uno superiore all'Esercito della salvezza17 (benché non sia ancora stimato ammodo come la Chiesa di Stato d'Inghilterra). E credo proprio che a chi si lamenta di tali progressi dell'irreligiosità molcerà capir che «tali idee inedite» non sono d'origine straniera, non sono Made in Germany (come tanti altri oggetti di uso quotidiano), bensì sono il non plus ultra «Old England»: i loro autori inglesi di 200 anni fa andavano ben più lontano dei loro epigoni d'oggi.

Infatti l'agnosticismo è un MATERIALISMO CHE SI VERGOGNA. La concezione della natura dell'agnostico è affatto materialista: il mondo naturale è retto da leggi; è esclusa l'azione d'un'azione esterna. Ma con cautela l'agnostico aggiunge «noi non siamo in grado di affermar o inficiare l'esistenza d'un esser al di là dell'universo noto». Tale riserva aveva ancora un suo valore quando, a Napoleone che gli chiedeva perché nella sua Meccanica celeste non fosse menzionato il creatore, fieramente Laplace18 rispondeva: «Non mi serviva tale ipotesi». Ma oggi, la nostra concezione evoluzionistica dell'universo non lascia affatto posto né a un creatore né a un folcitore; e ammettere un essere supremo esterno a tutto l'universo esistente è una contraddizione in termini, nonché parmi un'offesa gratuita ai sentimenti delle persone religiose.

Pure l'agnostico ammette che il nostro sapere poggi sui dati forniti dai sensi; ma tosto aggiunge «come possiamo saper se i nostri sensi ci danno rappresentazioni fedeli delle cose percepite con essi?». E seguita informandoci che, se ei parla di cose e di loro qualità, invero non intende tali oggetti e tali qualità in sé di cui può saper solo le impressioni che essi hanno prodotto sui suoi sensi, senza alcunché di sicuro.

Invero è difficile poter inficiare in via argomentativa un tal modo di ragionare. Ma prima di argomentare gli uomini hanno agito. «In principio era l'azione» [Goethe: Faust]. E l'azione umana ha risolto la difficoltà già prima che l'ingegnosità umana l'avesse inventata. The proof of the pudding is in the eating.19 Dacché facciamo uso di tali cose secondo le qualità che in esse percepiamo, allora sottoponiamo a una prova infallibile l'esattezza o l'inesattezza delle percezioni sensoriali. Se tali percezioni fossero false allora sarebbero false le possibilità di far uso di quelle cose e il nostro tentativo d'usarle fallirebbe.

Se invece raggiungiamo il nostro scopo, se troviamo che la cosa corrisponde all'idea che ne abbiamo, allora ciò è la prova positiva che le nostre percezioni della cosa e delle sue qualità concordano colla realtà fuori di noi entro tali limiti. Ma se il nostro tentativo non riesce, non suole volerci molto a scoprir le cause del nostro insuccesso; allora troviamo che la percezione posta alla base del nostro tentativo o era incompleta o superficiale, o era collegata a dati di altre percezioni in modo non giustificato dalla realtà (il che noi chiamiamo un ragionamento difettoso). Finché educhiamo e usiamo correttamente i nostri sensi, e manteniamo la nostra azione entro i limiti fissati da percezioni correttamente ottenute e correttamente usate, allora troveremo che il successo delle nostre azioni prova che le nostre percezioni sono conformi alla natura oggettiva delle cose percepite. Finora non c'è un solo esempio che le nostre percezioni sensorie, scientificamente controllate, determinino nel nostro cervello delle idee sul mondo esterno che deviino dalla realtà per loro natura, o che vi sia una incompatibilità immanente fra il mondo esterno e le percezioni sensorie che noi ne abbiamo.

Ma ecco arrivare l'agnostico neokantiano a dirci: «Benché percepiamo correttamente le proprietà di una cosa, non possiamo conoscer la cosa in sé con un procedimento sensorio o mentale. Essa è oltre le nostre facoltà». A ciò ha già risposto Hegel da tempo: «se conoscete tutte le qualità di una cosa, allora conoscete la cosa in sé; resta solo il fatto che detta cosa esiste all'infuori di noi, e dacché i vostri sensi vi hanno comunicato ciò, allora avete colto l'ultimo resto della cosa in sé, della celebre inconoscibile cosa in sé di Kant». È giusto aggiungere che ai tempi di Kant la nostra conoscenza delle cose naturali era sì frammentaria da lasciare supporre20 una misteriosa cosa in sé. Ma da allora tali cose inafferrabili sono state afferrate, analizzate, nonché riprodotte dal progresso gigantesco della scienza.21 Non può dirsi inconoscibile ciò che noi stessi possiamo PRODURRE22. Per la chimica del primo ‘800 le sostanze organiche erano delle cose misteriose; oggi impariamo a fabbricarle con solo i loro elementi chimici, senza l'aiuto di processi organici. Per i chimici moderni, una volta nota la costituzione chimica di un corpo qualsiasi, si può comporlo dai suoi elementi. Siamo ancora lontani dal conoscere la costituzione delle sostanze organiche più complesse (i cosiddetti corpi albuminoidi); ma nulla ci nega la possibilità di poter giunger a tale conoscenza (sia pure dopo secoli di ricerche) con la quale produrre l'albumina artificiale. Arrivati a tal punto, avremo allora prodotto la vita organica, perché la vita, dalle sue forme più semplici alle più complesse, è solo il normale modo di essere dei corpi albuminoidi.

Tuttavia il nostro agnostico, fatte tali riserve formali, parla e agisce come il più convinto materialista, poiché tale in fondo egli è. Anzi dirà: «per quanto ci risulta, materia e moto (l'energia, come si dice ora) non possono esser creati né distrutti, ma non c'è una prova ch'essi non siano stati creati in un'era qualunque». Ma se tentate di ritorcergli contro tale concessione in un qualche caso, ei vi farà tosto tacer. Benché in astratto ammetta la possibilità dello spiritualismo, non vuol sentirne parlar in concreto. Vi dirà «per quanto noi sappiamo e possiamo saper, non c'è un creatore o un folcitore del mondo; per ciò che ci riguarda, materia e energia sono increabili e indistruttibili; per noi il pensiero è una forma dell'energia, una funzione del cervello; tutto ciò che noi sappiamo è che il mondo materiale è retto da leggi immutabili; etc.». Così, l'uomo di scienza è materialista riguardo le cose che sa; invece riguardo le cose che non sa traduce in greco la parola ignoranza: agnosticismo.

Comunque, una cosa parmi chiara: anche se io fossi un agnostico, non potrei chiamare la concezione della storia abbozzata in questo opuscolo “agnosticismo storico” . Le persone religiose riderebbero di me, e gli agnostici mi chiederebbero sdegnati se voglio ridicolizzarli. Perciò spero che pure la “rispettabilità” britannica (che in tedesco si chiama filisteismo) non si scandalizzerà se io (in inglese, come faccio in molte altre lingue) chiamo materialismo storico: la concezione del corso della storia che cerca le cause prime e il motore di tutti gli eventi storici importanti nello sviluppo economico della società, nella trasformazione dei modi di produzione e di scambio, nella conseguente frattura della società in classi, e nella lotta di tali classi fra di loro.

E forse mi si darà questo permesso tanto più facilmente se proverò che il materialismo storico può riuscire utile pure per la rispettabilità britannica. Ho già detto che, circa 40 o 50 anni fa, lo straniero colto che si stabiliva in Inghilterra era disgustato di ciò che doveva apparirgli come bigotteria e stupidità religiose della ‘rispettabile’ classe media britannica. Adesso proverò che la rispettabile classe media dell'Inghilterra coeva non era così sciocca come pareva all'intelligente straniero. Infatti le sue tendenze religiose sono spiegabili.


[Formazione sociale della borghesia]

  Uscita l'Europa dal Medioevo, la borghesia in ascesa nelle città era l'elemento rivoluzionario. La borghesia conquistò una posizione nell'organizzazione feudale già troppo stretta per la sua espansione. Il libero sviluppo della borghesia era inconciliabile col mantenimento del sistema feudale: il sistema feudale doveva transire.

Il grande centro internazionale del feudalismo era la Chiesa cattolica romana. La Chiesa riuniva tutto l'Occidente feudale europeo (malgrado ogni lotta intestina) in un grande sistema politico, contrapposto ai mondi greco-scismatico e musulmano. La Chiesa circondava le istituzioni feudali con l'aureola di una consacrazione divina. La Chiesa aveva ricalcato la sua gerarchia sul modello feudale; ed era il più potente di tutti i signori feudali (possedendo almeno un terzo di tutta la proprietà fondiaria del mondo cattolico). Prima di attaccare il feudalesimo secolare, ogni paese doveva elidere tale sua sacra organizzazione centrale.

Ma coeva alla borghesia si sviluppò la scienza. L'astronomia, la meccanica, la fisica, l'anatomia, la fisiologia furono riprese. Pello sviluppo della sua produzione, alla borghesia serviva una scienza che indagasse le proprietà dei corpi naturali e i modi d'agir delle forze della natura. Fino allora la scienza era stata solo ancella della Chiesa, senza poter oltrepassar i limiti posti dalla fede, cioè non era affatto scienza. Poi la scienza insorse contro la Chiesa e la borghesia bisognosa della scienza partecipò alla rivolta.

Questi sono solo due punti in cui la borghesia in sviluppo doveva entrar in collisione con la religione stabilita, ma sono sufficienti a dimostrare: 1) che la borghesia era la classe più direttamente coinvolta nella lotta contro la potenza della Chiesa cattolica; 2) che all'epoca ogni lotta contro il feudalesimo doveva assumer una veste religiosa, cioè dirigersi contro la Chiesa. Ma, benché lanciato dalle università e dai mercanti delle città, il grido di guerra fece d'uopo eco fra le masse popolari rurali (i contadini che ovunque desideravano lottar per la loro esistenza contro il loro feudatario, spirituale o temporale che fosse).

La lunga lotta della borghesia europea contro il feudalesimo culminò in 3 grandi battaglie decisive.


[Iª Battaglia. La riforma protestante]

  La prima battaglia fu la Riforma protestante in Germania. Il grido di Lutero contro la Chiesa chiamò 2 insurrezioni politiche: [1] l'insurrezione della piccola nobiltà diretta da Franz von Sickingen (1523)23; [2]la grandiosa Guerra dei contadini (1525).24 Ambe furono vinte, soprattutto per l'indecisione dei borghesi urbani (benché fossero i maggiori interessati). Esula da noi spiegar le cause di tal indecisione. Da allora la lotta divenne un conflitto fra i prìncipi locali e il potere centrale imperiale, togliendo la Germania dal novero delle nazioni europee politicamente attive per due secoli. Ma la riforma luterana sfociò in nuova religione, adatta alla monarchia assoluta. Tostoché i contadini tedeschi del Nord-est si convertirono al luteranesimo, da uomini liberi furono degradati a servi.

Ma dove Lutero perse, vinse Calvino.25 Il dogma calvinista della predestinazione si confaceva alla borghesia coeva più avanzata, esprimendo religiosamente che nel mondo commerciale della concorrenza il successo o il fallimento non seguono dall'attività o dall'abilità dell'uomo, bensì da circostanze indipendenti da lui. «Non cale la volontà o l'azione del singolo, ma la grazia» di ignote forze economiche superiori. Ciò era verissimo in un'epoca di rivoluzione economica in cui tutti i consueti centri e le vie di commercio sono sostituiti da altri. Infatti aprendosi l'America e le Indie al mondo, vacillarono e crollarono i più sacri articoli di fede economica: i valori di oro e argento. Inoltre la costituzione della Chiesa di Calvino era democratica e repubblicana. Se il regno di Dio diventa una repubblica, come i regni di questo mondo possono restar monarchie, vescovadi e feudi? Mentre il luteranesimo tedesco fu un docile strumento dei prìncipi tedeschi; il calvinismo fondò una repubblica in Olanda e forti partiti repubblicani in Inghilterra e soprattutto in Scozia.


[IIª Battaglia. La rivoluzione inglese]

  La seconda grande lotta della borghesia ebbe nel calvinismo la sua dottrina preconfezionata. La lotta scoppiò in Inghilterra; iniziata dalla borghesia delle città; finita dagli yeomen (contadini liberi). Bada. Nelle tre grandi rivoluzioni borghesi i contadini forniscono l'esercito per la lotta, ma sono la classe che è tosto rovinata dalle conseguenze economiche della vittoria. Un secolo dopo Cromwell,26 la yeomanry inglese era quasi scomparsa. Eppur senza la yeomanry e senza l'elemento plebeo delle città, la borghesia non avrebbe vinto la lotta e decapitato Carlo I.27 Pare una delle leggi dell'evoluzione della società borghese che: una rivoluzione che assicuri delle conquiste alla borghesia deva andar ben oltre il suo scopo (così in Francia nel 1793; così in Germania nel 1848).
  A tale eccesso di attività rivoluzionaria seguì in Inghilterra l'inevitabile reazione, che a sua volta andò ben oltre lo scopo.28 Infine dopo una serie di oscillazioni il nuovo centro di gravità fu fissato e funse da inizio di un'ulteriore evoluzione. Il periodo della storia inglese chiamato dai filistei Grande ribellione, e le lotte seguenti, finirono nel modo meschino chiamato dagli storici liberali Gloriosa rivoluzione (1689).29

Il nuovo inizio fu un compromesso fra la nuova borghesia e gli antichi proprietari feudali. I proprietari (ancora oggi definiti aristocrazia) stavano diventando ciò che solo tanto tempo dopo diventò in Francia Luigi Filippo: «il primo borghese della nazione».30 Per fortuna dell'Inghilterra, i vecchi signori feudali si erano massacrati a vicenda nelle Guerre delle due rose.31 I loro epigoni, benché perlopiù rampolli delle stesse vecchie famiglie, seguirono una via sì diversa da costituir una classe affatto nuova, con abitudini e tendenze più borghesi che feudali: conoscendo bene il valore del denaro, iniziarono tosto ad aumentar le loro rendite fondiarie, espellendo centinaia di piccoli fittavoli per sostituirli con dei pascoli. Regalando e dilapidando le terre della Chiesa, Enrico VIII32 creò tantissimi nuovi Lord-borghesi (grandi proprietari terrieri). Lo stesso fecero dopo di lui, fino alla fine del ‘600, le confische di grandi domini ceduti poi a dei mezzi o completi parvenu. Donde, da Enrico VII in poi, l'‘aristocrazia’ inglese mai ostacolò lo sviluppo della produzione industriale; anzi cercò d'approfittarne. E poi ci fu sempre una parte dei proprietari fondiari pronta a cooperar (per motivi economici o politici) coi capi della borghesia industriale e finanziaria. Il compromesso del 1689 si attuò indi facilmente: le spolia opima33 politiche (uffici, sinecure, alti stipendi) rimasero alle grandi famiglie nobili, purché tenessero agli interessi economici della borghesia finanziaria, industriale e mercantile. Tali interessi economici erano già sì potenti da stabilir la politica generale della nazione. Se c'erano disaccordi su questioni singole, l'oligarchia aristocratica capiva che la propria prosperità economica fosse irrevocabilmente legata a quella della borghesia industriale e commerciale.

Da allora la borghesia fu una delle classi governanti in Inghilterra (piccola ma riconosciuta), con le quali condivideva l'interesse a lasciar sommessa la grande massa lavoratrice del popolo. Il commerciante o il fabbricante occupò verso i suoi commessi, operai, domestici, la posizione del detentore del cibo elargibile (o come si diceva fino a poco tempo fa in Inghilterra del ‘superiore naturale’). Egli doveva cavarne maggiore e migliore lavoro possibile. Per farlo doveva educarli alla necessaria sommissione. Il fabbricante era religioso; sotto il vessillo della religione aveva combattuto il re e i lord; ed in poco tempo capì che la religione potesse giovar ad agir pure sullo spirito dei suoi ‘inferiori naturali’ ed a renderli docili agli ordini dei padroni che Dio volle preporre loro. Cioè, ora la borghesia inglese doveva iniziar a reprimer i ‘ceti inferiori’ (la grande massa popolare produttiva) e uno dei mezzi borghesi di oppressione fu l'influenza della religione.


[Il materialismo inglese]

  Inoltre a giovare alle tendenze religiose della borghesia ci fu: la nascita del materialismo in Inghilterra. Tale nuova dottrina atea, oltre a urtare la pietà della classe media, si dichiarava adatta solo a gente colta lasciando la religione alla gran massa incolta, borghesia inclusa. Con Hobbes il materialismo prese a difender l'onnipotenza regia: invocò la monarchia assoluta a reprimer il puer robustus sed malitiosus34 che è il volgo. Pure negli epigoni di Hobbes (Bolingbroke, Shaftesbury, etc.)35 la nuova forma deista del materialismo restò una dottrina aristocratica, esoterica, ergo odiata dalla borghesia sia per la sua eresia religiosa sia per le sue teorie politiche antiborghesi. Così (contro il materialismo e il deismo aristocratici) le sette protestanti (che dettero vessillo e soldatesca nella lotta contro gli Stuart) furono la maggior forza di combattimento della classe media progressista. Pure oggi le sette sono la spina dorsale del Partito liberale.


[Il materialismo francese]

  Intanto il materialismo passò dall'Inghilterra alla Francia, dove incontrò un'altra scuola filosofica materialista (sorta dal cartesianismo)36 con cui si fuse. Pure in Francia il materialismo iniziò come una dottrina solo aristocratica; ma tosto esibì il suo carattere rivoluzionario. I materialisti francesi, oltre alle cose religiose, criticarono ogni tradizione scientifica, ogni istituzione politica coeva. Per provare l'applicabilità universale della loro dottrina presero la via più corta: l'applicarono bravamente a tutti gli oggetti del sapere, in un'opera ciclopica, da cui presero il nome: Enciclopedia. Così in ambe le sue forme (dichiarato o ipocrita, deista) il materialismo diventò la Weltanschauung di tutta la gioventù colta francese; tant'è che, durante la Rivoluzione francese, la dottrina filosofica covata in Inghilterra dai monarchici diede un vessillo teorico ai repubblicani e terroristi, e fornì loro il testo della Dichiarazione dei diritti dell'uomo.37


[IIIª Battaglia. Materialismo del sec. XVIII e la Rivoluzione francese]

  La prima Rivoluzione francese fu la terza battaglia della borghesia, ma fu la prima lotta combattuta solo sul terreno politico, estranea al ciarpame religioso. Fu pure la prima rivoluzione unanimista: tesa alla totale distruzione di una delle parti in guerra (l'aristocrazia) e al totale trionfo dell'altra (la borghesia). In Inghilterra la continuità delle istituzioni pre- e post-rivoluzionarie e il compromesso fra i grandi possidenti terrieri e i capitalisti sono espresse dalla continuità della giurisprudenza e dal geloso mantenimento delle forme di legge feudale. In Francia la rivoluzione ruppe affatto colle tradizioni del passato, spazzò le ultime tracce del feudalesimo e creò nel Code civil38(geniale adattamento dell'antico diritto romano al capitalismo moderno) un'espressione quasi perfetta dei rapporti giuridici corrispondenti a quello stadio dello sviluppo economico che Marx chiama “produzione di merci” e sì geniale che pure oggi tale codice rivoluzionario francese fa da modello alla riforma delle leggi sulla proprietà in ogni Paese, Inghilterra inclusa. Ma non negligiamo che: benché il diritto inglese seguiti ad esprimere le relazioni economiche della società capitalistica con la barbara lingua feudale (una forma che sta alla sostanza che vuole esprimere come l'ortografia inglese sta alla pronuncia: «si scrive Londra, si pronuncia Costantinopoli», diceva un francese), tale diritto inglese è l'unico che abbia conservato intatta e trasmesso all'America e alle colonie la parte migliore di quella libertà personale, di quell'autonomia locale e di quell'indipendenza ante ogni intervento estraneo (eccetto quello della giustizia), cioè di quelle libertà veterogermaniche che sul continente furono elise dalla monarchia assoluta e che finora in nessun Paese sono state ripristinate.


[La borghesia inglese contro il materialismo e la Rivoluzione]

  Torniamo al nostro borghese inglese. La Rivoluzione francese gli offrì un'eccellente occasione d'elider (con l'aiuto delle monarchie continentali) il commercio marittimo francese, d'annettersi le colonie francesi, d'elider l'ultima pretesa rivalità francese sui mari. Un altro motivo per cui la borghesia inglese combatte una rivoluzione borghese fu che la ripugnavano i metodi della Rivoluzione: nonché il suo ‘esecrabile’ terrorismo, il suo tentativo di spinger all'estremo il dominio della borghesia. Che sarebbe il borghese inglese senza la sua aristocrazia insegnantegli le belle maniere (degne di essa), che inventa per lui le mode, che gli fornisce ufficiali all'esercito (custode dell'ordine interno) e alla flotta (conquistatrice di colonie e nuovi mercati all'estero)? Certo, c'era una minoranza progressista della borghesia: gente i cui interessi erano usciti male dal compromesso. Tale minoranza, formata perlopiù dalla classe media meno ricca, simpatizzò colla Rivoluzione, ma era impotente nel parlamento.

Così, più il materialismo diveniva la fede della Rivoluzione francese, più il borghese inglese timorato di Dio stava attaccato alla sua religione. Il regno del Terrore a Parigi non aveva provato cosa capita se le masse perdono la religione? Più il materialismo si diffuse dalla Francia ai Paesi vicini (rinforzato da correnti teoriche affini, specie dalla filosofia tedesca), più il materialismo e il libero pensiero divennero sul continente le discriminanti di ogni spirito colto, più la classe media inglese si perse in sette religiose (tutte fortemente religiose e cristiane, benché diverse l'una dall'altra).

Mentre la rivoluzione assicurava in Francia il trionfo politico della borghesia, in Inghilterra Watt, Arkwright, Cartwright, etc., iniziavano una Rivoluzione industriale39 che spostò il centro di gravità del potere economico. La ricchezza della borghesia cresceva ora più velocemente di quella dell'aristocrazia fondiaria. In seno alla borghesia l'aristocrazia finanziaria, i banchieri, etc., passavano sempre più in second'ordine rispetto ai fabbricanti. Il compromesso del 1689, pur coi mutamenti graduali verificatisi in favore della borghesia, non corrispondeva più alle posizioni relative delle parti contraenti. Pure il carattere di tali parti era mutato: la borghesia del 1830 era diversa da quella del secolo scorso. Il potere politico (rimasto ancora all'aristocrazia che lo usava contro le pretese della nuova borghesia industriale) diventò incompatibile coi nuovi interessi economici. Contro l'aristocrazia era uopo una nuova lotta che poteva finir solo colla vittoria del nuovo potere economico.

Sotto l'impulso della Seconda rivoluzione francese (1830) passò il Reform Act 1832 pur con tutte le resistenze.40 Ciò dava alla borghesia una posizione forte e ufficiale in Parlamento. Seguì poi l'elisione delle leggi sul grano,41 fissando una volta per tutte il predominio della borghesia sull'aristocrazia terriera (specie della sua frazione più attiva: i fabbricanti). Questa fu la più grande vittoria della borghesia e l'ultima che essa riportò a suo profitto esclusivo: tutti i successivi trionfi dovette dividerli con una nuova forza sociale, all'inizio sua alleata, ma poi sua rivale.


[Apparizione del proletariato inglese]

  La Rivoluzione industriale aveva creato, nonché una classe di grandi capitalisti industriali, una classe tanto più copiosa di operai di fabbrica. Tale classe cresceva in proporzione all'estendersi della Rivoluzione industriale a un ramo dopo l'altro della produzione. E col suo numero crebbe pure la sua forza, che si fece sentir già nel 1824, obbligando un parlamento recalcitrante ad elider le leggi contro la libertà di associazione.42 Durante l'agitazione per la riforma parlamentare43 gli operai formarono l'ala radicale del partito riformista. Ma il Reform Act 1832 li escluse dal suffragio, così pubblicarono le loro rivendicazioni nella Carta del popolo (People's Charter);44 e si costituirono in partito cartista indipendente contro il forte partito borghese a favore dell'elisione della legge sui cereali.45 Questo fu il primo partito operaio dei tempi moderni.

Poi vennero il Quarantotto francese e tedesco, in cui gli operai ebbero una parte importante e formularono (almeno a Parigi) rivendicazioni inaccettabili per la società capitalistica. Poi ci fu la reazione generale: prima la disfatta dei cartisti (10 aprile 1848);46 poi la repressione dell'insurrezione degli operai parigini (giugno 1848); poi i rovesci del 1849 in Italia, in Ungheria, nella Germania meridionale; infine la vittoria di Luigi Bonaparte47 su Parigi (2 dicembre 1851). Il feticcio delle rivendicazioni operaie fu così scacciato, almeno per un po'. Ma a che prezzo! Dopo tali esperienze il borghese inglese passò dal sentir l'uopo d'inculcar lo spirito religioso nella classe operaia al sentirne l'urgenza! Ignorando gli scherni dei borghesi continentali, la borghesia inglese seguitò ogni anno a spender milioni per evangelizzar i ceti inferiori. Non pago del proprio apparato religioso, John Bull si rivolse a Fra Gionata48 (massimo organizzatore coevo della religione sulla piazza) ed importò dall'America il revivalismo49, Moody e Sankey50, etc. Nonché accettò l'aiuto pericoloso dell'Esercito della salvezza, che fa riviver la propaganda del protocristianesimo, proclama eletti i poveri, combatte il capitalismo a suo religioso modo coltivando così un elemento di lotta di classe protocristiana, che potrà un giorno diventare pericoloso pei suoi ricchi finanziatori.

Pare una legge dell'evoluzione storica che: in nessun paese europeo la borghesia può conquistare il potere politico (almeno per un periodo durevole) in modo sì esclusivo come l'aristocrazia feudale nel Medioevo. Perfino in Francia, dove il feudalesimo fu affatto sradicato, la borghesia in quanto classe s'è impadronita del governo solo per periodi corti. Sotto il regno di Luigi Filippo (1830-1848)51 solo una piccola frazione della borghesia fu al potere, poiché il censo elettorale elevato ne escluse la maggior parte dal suffragio. Sotto la Seconda Repubblica (1848-1851) tutta la borghesia regnò, ma solo per tre anni; la sua incapacità portò al Secondo Impero. Solo sotto la Terza Repubblica la borghesia in quanto classe ha tenuto il potere per più di venti anni; ma ora sta dando incoraggianti segni di sfacelo. Un regno duraturo della borghesia finora è stato possibile solo in Paesi come l'America dove, senza il feudalesimo, fin dall'inizio la società si è costituita su una base borghese. Ma perfino in America come in Francia i successori della borghesia, gli operai, bussano già energicamente alla porta.


[Servilità della borghesia inglese]

  In Inghilterra la borghesia non ebbe mai il potere senza doverlo condivider. La stessa vittoria del 1832 lasciò l'aristocrazia in possesso quasi esclusivo di tutti gli alti offici di governo. La servilità con cui la ricca classe media cedette mi era inspiegabile finché un giorno udii l'industriale liberale W. A. Forster52 supplicar in un discorso pubblico i giovani di Bradford d'imparar il francese per far carriera nel mondo; raccontando il suo imbarazzo allorché, divenuto ministro, si ritrovò in una compagnia in cui il francese era necessario quanto l'inglese! Infatti i medi borghesi inglesi coevi erano parvenu che bene o male doveano ceder all'aristocrazia i più alti offici statali esigenti altre doti che le insulari grettezza e vanagloria condite d'astuzia mercantile.*2 Pure oggi i dibattiti giornalistici senza fine sull'educazione della classe media provano che la borghesia inglese si stima ancora indegna di un'educazione migliore e mira a una più modesta. Perciò, perfino dopo l'elisione della legge sul grano, parve ovvio escludere i fautori della vittoria (i Cobden, i Bright,53 i Forster etc.) da ogni partecipazione al governo ufficiale del Paese finché, venti anni dopo, il Reform Act del 186754 aprì loro la porta ministeriale. Ancora oggi la borghesia inglese è sì permeata di un senso di inferiorità sociale da conservar a spese proprie e della nazione una casta decorativa di parassiti per rappresentar degnamente la nazione in tutti gli offici statali, e si sente tanto onorata se un mero borghese è stimato degno d'esser accolto in tale organismo chiuso, prodotto dalla borghesia stessa in fin dei conti.

La classe media industriale e commerciale non aveva ancora del tutto scacciato dal potere politico la borghesia terriera allorché entrava in scena il nuovo rivale: la classe operaia. La reazione seguita al movimento cartista e alle rivoluzioni continentali, nonché l'inaudita crescita dell'industria inglese dal 1848 al 1866 (spesso attribuita solo al libero scambio, ma dovuta molto più all'enorme sviluppo delle ferrovie, della navigazione oceanica a vapore e dei mezzi di comunicazione in generale), avevano rimesso la classe operaia alle dipendenze del partito liberale, del quale era l'ala radicale fin dal periodo precartista. Ma poco a poco gli operai pretesero diritto di voto sgomentando i whigs a capo dei liberali; invece Disraeli55 mostrò la sua superiorità: sfruttando il momento favorevole ai tories, introdusse nei distretti urbani lo household-suffrage (diritto di voto ai capifamiglia con una casa a carico) e ne riformò le circoscrizioni elettorali. Poco dopo seguì il voto segreto (the ballot); poi (1884) l'estensione del household-suffrage ai distretti rurali e una loro riforma per render tutti i distretti perlopiù uguali. Con tali misure la forza elettorale della classe operaia aumentò così tanto da divenir la maggioranza degli elettori in 150 o 200 collegi elettorali. Ma nulla insegna il rispetto della tradizione come il parlamentarismo! La borghesia stima con rispetto e devozione il gruppo che Lord John Manners56 chiama argutamente la «nostra vecchia nobiltà»; e la massa operaia stima con rispetto e deferenza la allora cosiddetta «classe migliore»: la borghesia. Infatti 15 anni fa l'operaio inglese era l'operaio modello, il cui rispettoso riguardo pel padrone e la cui modestia nel reclamare i suoi diritti molcivano le ferite inferte ai nostri socialisti tedeschi della cattedra57 dalle incurabili tendenze comuniste e rivoluzionarie degli operai compatrioti.


[Il popolo ha bisogno di una religione]

  Ma i borghesi inglesi, da buoni uomini d'affari, videro più lontano dei professori tedeschi. Inviti essi avevano diviso il loro potere con gli operai. Durante il cartismo essi capirono di cosa fosse capace il popolo (puer robustus sed malitiosus). Perciò hanno promulgato come leggi del paese la maggior parte della Carta del popolo. Ora più che mai il popolo doveva esser imbrigliato con dei mezzi morali; e il primo e il migliore mezzo morale per agire sulle masse resta la religione. Donde la prevalenza di preti nelle school boards;58 l'autotassazione della borghesia per ogni sorta di revivalismo, dal ritualismo59 all'esercito della salvezza. Ecco come la rispettabilità britannica trionfa sul libero pensiero e sull'indifferenza religiosa del borghese continentale. Gli operai francesi e tedeschi erano divenuti dei ribelli infetti di socialismo, giustamente privi di scrupoli legali sui mezzi per conquistarsi il potere. Il puer robustus si faceva via via più malitiosus. Per salvarsi il borghese francese e tedesco potevano solo affondar in silenzio il loro libero pensiero, come un gagà preso dal mal di mare getta via il sigaro con cui si pavoneggiava all'imbarco. I volterriani divennero esteriormente pii uno ad uno; parlarono con rispetto della chiesa, dei suoi dogmi e delle sue cerimonie, addirittura conformandovisi se lo trovavano vantaggioso. La borghesia francese non mangio carne il venerdì, e i borghesi tedeschi sudarono ascoltando gli interminabili sermoni protestanti. Il loro materialismo li aveva messi nei guai esiziali. «Si deve conservare la religione al popolo» per salvare la società dall'esizio. Purtroppo lo scoprirono solo dopo aver fatto il massimo per elidere la religione per sempre. Così per il borghese britannico era venuta l'ora della rivincita e dello sfottò: «Sciocchi: tutto ciò avrei potuto dirvelo io già due secoli fa!».

Eppure credo che né la stupidità religiosa della borghesia inglese né la conversione a cose fatte della borghesia continentale argineranno lo tsunami proletario. La tradizione è un grande freno, è la forza d'inerzia della storia; ma essa è solo passiva, onde spezzabile. Manco la religione sarà una garanzia eterna per la società capitalistica. Se le nostre idee giuridiche, filosofiche e religiose sono i prodotti (diretti o remoti) dei rapporti economici dominanti in una data società, allora tali idee non possono preservarsi a lungo dopo una mutazione di tali rapporti. Se non si crede a una rivelazione soprannaturale, serve ammetter che: niun dogma religioso è in grado di perpetuar una società transitoria.


[Malgrado tutto il proletariato inglese conquisterà la sua indipendenza]

  Pure gli operai inglesi si rimettono in movimento. Sì, essi sono ancora trattenuti da varie tradizioni. Tradizioni borghesi: come l'opinione invalsa che possono esserci solo due partiti, il conservatore e il liberale, e che la classe operaia deve conquistare la sua emancipazione con l'aiuto del partito liberale. Tradizioni operaie, eredità dei primi tentativi d'azione indipendente: come l'esclusione da numerose vecchie Trade Unions di un operaio che non abbia fatto un regolare periodo di apprendistato, onde ogni sindacato si crea da solo i suoi crumiri. Eppure la classe operaia inglese è in movimento, come perfino il professor Lujo Brentano60 è stato costretto desolato a segnalare ai suoi confratelli del socialismo della cattedra. Come ogni cosa in Inghilterra, la classe operaia procede con self-control, lì esitando, là facendo dei tentativi in parte infelici; e diffida ancora esageratamente del ‘nome’ socialismo, ma ne assorbe lentamente la sostanza. Il movimento della classe operaia coinvolge uno strato operaio dopo l'altro. Ora ha scosso dal loro torpore i manovali dell'East End di Londra, e noi vediamo quale magnifico impulso tali nuove forze abbiano restituito al movimento.61 E se la marcia del movimento non soddisfa l'impazienza di certuni, non scordiamo che è la classe operaia a detenere le migliori qualità del carattere nazionale inglese, e che quando in Inghilterra si conquista terreno non lo si perde più. Se i figli dei vecchi cartisti, per le ragioni suddette, furono eredi indegni, i nipoti promettono di esser degni dei loro nonni.

Ma il trionfo della classe operaia europea non dipende solo dall'Inghilterra, bensì dalla collaborazione almeno di Inghilterra, Francia e Germania.62 Negli ultimi due Paesi il moto operaio è molto più avanti di quello inglese. In Germania la distanza che lo separa dal trionfo è misurabile: i suoi progressi negli ultimi 25 anni sono inediti. Esso prende sempre più velocità. La classe operaia tedesca ha dato prova d'aver in alto grado capacità politica, disciplina, coraggio, energia; mentre la borghesia tedesca si è mostrata pietosamente priva di tali doti. Circa quattro secoli fa, la Germania diede i natali al primo grande sollevamento della borghesia europea. È possibile che, così come stanno le cose oggi, la Germania sia pure il teatro della prima grande vittoria del proletariato europeo?
Friedrich Engels

Note

*1. Qual è un gioco di parole filosofico. Qual significa letteralmente tormento, sofferenza che spinge a una azione qualsiasi. Il mistico Böhme dà alla parola tedesca anche qualche cosa del significato della parola latina qualitas [qualità]. Il suo Qual era il principio attivo sia derivante dallo sviluppo spontaneo sia determinante a sua volta lo sviluppo spontaneo delle cose, delle relazioni o delle persone soggette a tale Qual, contrapposto a una sofferenza inflitta dall'esterno. [Nota di Engels]

*2. Pure negli affari lo sciovinismo nazionale è il peggior consigliere. Finché l'industriale inglese medio stimò indegno d'un inglese parlar una lingua straniera, ed era fiero che i «poveri diavoli» stranieri si stabilissero in Inghilterra togliendogli la noia di smerciar i suoi prodotti all'estero. L'inglese non notò che così costoro (perlopiù tedeschi) si impossessavano di gran parte del commercio estero inglese (sia importazione sia esportazione) e che il commercio estero diretto dagli inglesi si riduceva sempre più alle colonie, Cina, Stati Uniti e Sudamerica. Ancor meno noto che tali tedeschi trattavano con altri tedeschi all'estero organizzando gradualmente una specie di rete di colonie commerciali sull'intero pianeta. E circa 40 anni fa, quando la Germania iniziò sul serio a produrre per l'esportazione, tale rete le servì a meraviglia per trasformarsi súbita da Paese agricolo esportatore a Paese industriale esportatore. Infine circa dieci 10 fa, l'industriale inglese si spaventò e chiese ai suoi ambasciatori e consoli perché seguitasse a perder i suoi clienti. Le risposte furono unanimi. 1) Voi non imparate la lingua dei vostri clienti, ma esigete che essi imparino la vostra. 2) Voi non cercate di soddisfar i bisogni e i gusti dei vostri clienti, ma esigete che essi accettino i vostri gusti inglesi. [Nota di Engels]

1. Filisteismo: nemici biblici degli ebrei. In Marx ed Engels la parola denota lo spirito e il comportamento ipocrita e gretto, miope ed egoistico, tipico della piccola-borghesia.

2. Agnosticismo: riconoscere l'esistenza della realtà trascendente (oltre il mondo fenomenico), ma negare che sia conoscibile. Onde il sapere umano è relativo, privo di certezza.
Scetticismo: riconoscere l'esistenza della realtà materiale (potere conoscitivo), ma negare la possibilità di darne una spiegazione attendibile (potere esplicativo).

3. John Duns Scoto [1266-1308]: filosofo scolastico francescano ad Oxford, volontarista (primato della volontà fra le forze psichiche dell'uomo anziché l'intelletto) e nominalista.

4. Nominalismo: soluzione medievale al problema dei concetti universali: sono solo “nomi” con cui designare le cose e le loro somiglianze. La dottrina opposta è il “realismo” .

5. Francis Bacone di Verulam [1561-1626]: filosofo inglese, padre dell'empirismo: l'esperienza è l'unica fonte di conoscenza.

6. Anassagora di Clazomene [≈500-≈428 a.C.]: naturalista greco. Per lui la materia è formata da spermata: semi: elementi primi diversi qualitativamente e variamente composti fra loro. Per un principio che “tutto è in tutto” , ogni particella di materia deve contenere tutti i tipi di spermata, benché in proporzioni diverse.

7. Omeomerie: termine usato da Aristotele per interpretare gli spermata di Anassagora come minuscole particelle di materia, qualitativamente distinte, divisibili all'infinito.

8. Democrito [≈460-≈370 a.C.]: grande filosofo materialista greco, uno dei fondatori della teoria atomistica.

9. Jakob Böhme [1575-1624]: artigiano ciabattino tedesco pervenuto ad una forma di misticismo totale.

10. Thomas Hobbes [1588-1679]: filosofo empirista inglese, noto per una teoria contrattualista ove gli individui formano la società cedendo i propri diritti al monarca, giustificando il dispotismo.

11. John Locke [1632-1704]: filosofo empirista inglese, noto per una teoria contrattualista ove il rapporto fra individuo & Stato è bilaterale e dà origine a un governo liberale.

12. John Anthony Collins [1676-1729], Henry Dodwell [1706-1784], William Coward [1657-1725], David Hartley [1705-1757], John Priestly [1733-1804]: Illuministi inglesi.

13. Deismo: ammettere l'esistenza di dio come principio dell'universo anziché come persona, quindi estraneo alla vita della natura e della società, ma concepito dalla ragion pura.
Teismo: credere all'opposto in una divinità personale con cui è possibile comunicare attraverso la “rivelazione” e la fede.

14. William Buckland [1784-1856] e Gideon Albernon Mantell [1790-1856]: geologi inglesi, scopritori e studiosi di fossili. Mantell è noto scopritore di resti fossili di dinosauri.
Buckland scrisse: Osservazioni sui fossili organici conservatisi nelle caverne, nei crepacci nelle sabbie alluvionali, che testimoniano l'azione di un diluvio universale [1823].

15. Robert Owen [1771-1858].

16. La Grande esposizione delle opere dell'industria di tutte le Nazioni [Londra, 1° maggio - 11 ottobre 1851] fu la prima Esposizione universale.

17. Esercito della salvezza: organizzazione religiosa filantropica perlopiù reazionaria, fondata in Inghilterra nel 1865; nel 1880 adottò una gerarchia militare (da cui il suo nome).

18. Pierre Simon Laplace [1749-1827]: astronomo francese. Fu anche ministro degli interni. Diede fondamento matematico all'ipotesi kantiana sulla nascita del sistema solare.

19. The proof of the pudding is in the eating: La prova del budino è nel mangiarlo.

20. Nel testo inglese seguiva la precisazione: «al di là di quel poco che conoscevamo di esse».

21. Sul ruolo della teoria nelle scienze Engels fa l'esempio della scoperta di Nettuno in base a calcoli matematici in: Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca.

22. Per Vico gli uomini conoscono solo ciò che hanno prodotto in passato. Per Engels gli uomini conoscono pure le cose che riusciranno a produrre in futuro.

23. Franz von Sickingen [1481-1523] guidò l'insurrezione di nobili che nel 1521 invase i territori dell'elettore ecclesiastico di Trevi con pretesti religiosi, sconfitta nel 1522 da una lega di prìncipi.

24. Gli anabattisti volevano riforme dottrinali (come il battesimo in età adulta) e sociali (come l'abolizione della proprietà privata) e accesero una ribellione dei contadini contro il servaggio feudale. Il loro capo fu Thomas Müntzer. All'inizio Lutero sostenne le loro richieste, ma poi ne condannò le violenze e promosse la loro distruzione ad opera dei grandi signori laici ed ecclesiastici (1525).

25. Italo Calvino [1509-1564], nonché per motivi teologici, si distingue dal Lutero per la democratizzazione della struttura ecclesiastica.

26. Oliver Cromwell [1599-1658]: puritano, fu a capo della borghesia nella rivoluzione inglese del XVII secolo. Dal 1653 fu “Lord Protettore” di Inghilterra, Scozia e Irlanda.

27. Carlo I [1600-1349]: re d'Inghilterra dal 1625; impiccato nel 1649.

28. Nel testo inglese si trova, invece, l'espressione: «la reazione si spinse molto oltre la posizione che essa avrebbe potuto garantire a sé stessa».

29. Gloriosa rivoluzione [1688]: è il nome attribuito dalla storiografia borghese inglese al colpo di Stato ai danni della dinastia degli Stuart e all'ascesa al trono della monarchia costituzionale di Guglielmo d'Orange, fondata sul compromesso tra l'aristocrazia terriera e la grande borghesia in ascesa.

30. Luigi Filippo [1773-1850]: duca d'Orleans, re di Francia dal 1830 al 1848.

31. Guerre delle due rose [1455-1485]: guerre civili combattute in Inghilterra dai Lancaster (rosa rossa) a favore della nobiltà e dagli York (rosa bianca) a favore della borghesia. Le guerre sterminarono quasi tutta la vecchia feudalità e furono vinte dagli York che favorirono l'ascesa al trono di Enrico VII Tudor (1457-1509) che instaurò la monarchia assoluta.

32. Enrico VIII [1491-1547]: successore secondogenito di Enrico VII, di cui proseguì la politica assolutistica ed accentratrice. Provocò lo scisma fra Chiesa cattolica e Chiesa anglicana.

33. Spolia opima: bottini migliori.

34. Puer robustus sed malitiosus: ragazzo sano ma cattivo.

35. Henry Saint-John Bolingbroke [1678 - 1751]: politico tory e filosofo deista. Anthony Ashley-Cooper, III conte di Shaftesbury [1671-1713]: filosofo deista, teorico del senso morale.

36. Cartesianesimo: dottrina filosofica dei discepoli del filosofo francese del XVII secolo Descartes (Cartesio) che trassero dalle opere del maestro conclusioni materialiste.

37. Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino [1789]: proclamazione dell'Assemblea costituente francese dei princìpi politici su cui fondar le istituzioni del nuovo Stato borghese. Fu inclusa nella Costituzione del 1791 e fu la base dell'omonima “Dichiarazione” dei Giacobini del 1793.

38. Codice civile: prima parte del Code Napoléon (constante di cinque codici: civile, di procedura civile, commerciale, penale e di procedura penale) promulgato fra il 1804 e il 1810. Fino al 1815 il Code Napoléon valse pure nelle regioni occupate dagli eserciti napoleonici. Fu il primo compendio organico dell'ordinamento giuridico della borghesia.

39. James Watt [1736-1819]: inventore di un tipo perfezionato di macchina a vapore. Richard Arkright [1732-1823]: inventore della macchina per filare. Edmund Cartright [1743-1823]: inventore del telaio meccanico. Queste invenzioni sono necessarie per la nascita del sistema della manifattura.

40. Il cosiddetto Reform Act 1832 fu la riforma elettorale con cui in Gran Bretagna i rappresentanti della borghesia industriale ebbero accesso al parlamento. Proletariato e piccola borghesia, promotori della riforma, furono ingannati dalla borghesia liberale e ne restarono esclusi.

41. Nel 1842 il parlamento inglese ridusse il dazio sull'importazione dei cereali; nel 1846 ne abolì le restrizioni all'importazione e nel 1849 eliminò ogni dazio. Si trattò di una grande vittoria della borghesia industriale sulla proprietà fondiaria, all'insegna della libertà di scambio.

42. Nel 1824 fu abolito il divieto di costituire sindacati per arrestare il movimento di scioperi. Il risultato fu opposto. Nel 1825 la legge fu modificata per ostacolare l'azione dei sindacati.

43. La riforma elettorale del 1832 passò grazie alla mobilitazione popolare, ma senza dare diritto di voto alla classe operaia. Si creò così la spaccatura fra operai e radicali.

44. La Carta del popolo [8 maggio 1838] aveva sei punti: [1] suffragio universale maschile; [2] voto segreto; [3] elezioni parlamentari annuali; [4] abolizione dei requisiti di censo per candidarsi; [5] stipendi per deputati (indennità); [6] ritracciamento delle circoscrizioni elettorali.

45. Anti-Corn Law League / Lega contro la legge sul grano [1838-1846]: lega per l'abolizione dei dazi sul grano importato che favorivano i proprietari terrieri.

46. Engels si riferisce al fallimento (dovuto alle esitazioni degli organizzatori) della manifestazione di massa indetta il 10 aprile 1848 per depositar in parlamento la petizione che rivendicava l'adozione della Carta del popolo. Ne seguì una repressione anticartista.

47. Luigi Bonaparte [1808-1873]: nipote di Napoleone, presidente della Seconda Repubblica, col golpe del 2 dicembre 1851 diviene poi imperatore dei francesi col nome di Napoleone III. Cfr. Marx: Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte.

48. Fra Gionata, soprannome ironico dato dagli inglesi agli americani durante la Rivoluzione americana. Oggi si usa il soprannome Zio Sam.

49. Revivalismo: movimento per la rivalutazione degli aspetti primitivi del cristianesimo, nato nel ‘700 in Inghilterra, e dall'800 molto attivo in America. Tendeva a ristabilire e ad allargare l'influenza della religione cristiana sulla società attraverso la predicazione e l'organizzazione di comunità di credenti.

50. Dwight Lyman Moody [1837-1899] e Ira David Sankey [1840-1908]: furono tra i più attivi predicatori evangelici americani.

51. Luigi Filippo d'Orléans [1773-1850]: re dei francesi dal 1830 al 1848.

52. William Edward Forster [1818-1887]: grande industriale e liberale inglese. Fu ministro per l'Irlanda dal 1880 al 1882.

53. Richard Cobden [1804-1865] e John Bright [1811-1889]: industriali inglesi, fautori del libero scambio, fondatori della Lega contro la legge sul grano [1838]

54. Il movimento operaio e l'impegno attivo del Consiglio generale della I Internazionale spinse il parlamento inglese ad approvar il Secondo Reform Act [1867], moltiplicando gli elettori.

55. Benjamin Disraeli Lord Beaconsfield [1804-1881]: romanziere e politico inglese, capo dei Tories (partito conservatore), primo ministro nel 1868 e poi dal 1874 al 1880.

56. John James Robert Manners [1818-1896]: tory conservatore, occupò molteplici incarichi ministeriali.

57. Socialisti della cattedra: così chiamati perché i loro maggiori rappresentanti erano professori delle università tedesche. Agirono tra gli anni 70 e 90 del XIX secolo. Predicavano un riformismo liberale ammantato di socialismo. Asserivano che lo Stato è un'istituzione al di sopra delle classi e può riconciliarle introducendo gradualmente il “socialismo” senza ledere gli interessi del capitalismo. Si limitavano a organizzare le assicurazioni degli operai contro infortuni e malattie e a rivendicare alcune riforme. Sostenevano che l'esistenza di sindacati ben organizzati rendeva superflua la lotta politica e i partiti operai.

58. School boards: commissioni scolastiche create nel 1870 per prelevar un'imposta con cui costruire e gestire le scuole pubbliche, e per obbligar i genitori a mandar i figli a scuola.

59. Ritualismo: corrente della Chiesa anglicana favorevole al ripristino di certi riti e dogmi della Chiesa cattolica.

60. Lujo Brentano [1844-1921]: professore di economia politica; stimò i sindacati inglesi modello della difesa e dell'emancipazione della classe lavoratrice (Le gilde dei lavoratori nel presente, 1871-72).

61. «Verso l'inizio dell'anno scorso, il maggiore e più miserabile quartiere operaio del mondo, l'East End di Londra, si è messo gradualmente in movimento. Il 1 aprile 1889 fu fondato il Sindacato Operaio del Gas e Lavoratori Generici; oggi conta 100.000 membri. Con la doppia partecipazione (molti laboratori del gas in inverno sono scaricatori in estate) tale sindacato agì attuando il grande sciopero portuale che scosse l'infimo strato della classe operaia dell'East End sollevandola dalla degradazione. Ai primi del 1889, per evitare lo sciopero, le compagnie del gas concessero la giornata di otto ore: poco dopo uno sciopero coinvolse per circa un mese 10.000 scaricatori di porto ottenendo un'eco mondiale e dando impulso ad un nuovo movimento sindacale in tutto il paese» [Engels, Arbeiter Zeitung, n° 21, 1890-05-23].

62. Già nei Principi del comunismo [1847] Engels ritiene riuscibile solo una rivoluzione proletaria simultaneamente in più paesi capitalisti avanzati anziché in un solo paese. Poi, all'epoca del capitalismo monopolistico, Lenin elaborò la teoria dell'ineguale sviluppo del capitalismo e ritenne possibile la vittoria della rivoluzione socialista in un solo Paese. La disputa si ripropose fra Stalin e Trotzky, e meriterebbe un'attenta lettura.


Ultima modifica 26.11.2017